Società di gestione

A che cosa servono le società di gestione?

Nell’epoca delle utilizzazioni di massa, le società di gestione mettono in contatto gli operatori culturali con gli utenti. Le società di gestione sono una sorta di trait d’union: riuniscono i vari diritti semplificandone l’acquisizione agli utenti. Viceversa, garantiscono agli operatori culturali un’indennità in cambio dell’utilizzazione delle loro opere.

Perché in un Paese piccolo come la Svizzera ci sono ben cinque società di gestione?

La legge sul diritto d’autore prevede che la Confederazione accordi l’autorizzazione di gestione a una sola società per categoria di opere e a una sola società per i diritti di protezione affini. Attualmente, ad esempio, la SUISA ha l’autorizzazione per i diritti d’autore sulla musica, la ProLitteris per la letteratura e le arti figurative, la SSA per le opere drammatiche, la SUISSIMAGE per le opere audiovisive e la SWISSPERFORM per tutti i diritti di protezione affini. 

Perché lo Stato deve gestire tali società?

Le società di gestione non sono organizzazioni statali: la ProLitteris, la SSA, la SUISA e la SUISSIMAGE sono cooperative private, mentre la SWISSPERFORM è un’associazione. Le società di gestione sono organizzazioni di auto-aiuto degli operatori culturali. Ma per esercitare la loro attività hanno bisogno di un’autorizzazione della Confederazione e in più sottostanno alla vigilanza dell’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI).

Chi si rivolge alle società di gestione?

Chi vuole sfruttare i diritti sulle opere o sulle esecuzioni può acquistarli “in blocco” dalle società di gestione. Gli operatori culturali rappresentati dalle società di gestione, d’altra parte, ricevono in cambio un’indennità. Le società di gestione sono quindi un trait d’union tra gli operatori culturali e gli utenti e contribuiscono a garantire la varietà e la prosperità culturale. 

Posso rivolgermi al sorvegliante dei prezzi se non sono d’accordo con una tariffa?

Le società di gestione non sono libere di strutturare le tariffe come vogliono perché queste ultime devono essere approvate da una Commissione arbitrale federale (CAF) paritetica. Prima di prendere una decisione, la Commissione arbitrale deve chiedere anche il parere del sorvegliante dei prezzi. In questa fase, quindi, il sorvegliante dei prezzi prende in esame la tariffa. Una volta approvata, la tariffa entra in vigore, vale per tutti gli utenti ed è obbligatoria anche per i tribunali.

Le società di gestione fanno comodo solo agli artisti famosi. Non è forse così?

Le indennità non vengono ripartite in base al grado di popolarità di un artista, ma è chiaro che il successo di un’opera o di un’esecuzione gioca un ruolo determinante a questo proposito perché per legge la ripartizione deve avvenire il più possibile “proporzionalmente al reddito di ogni opera e di ogni prestazione”. Dunque, se un’opera viene trasmessa, rappresentata o riprodotta di frequente, i suoi autori ricevono le quote corrispondenti alla sua utilizzazione. Oltre a questa ripartizione individuale, vi è poi un 10% degli introiti complessivi che vanno a vantaggio di tutti gli aventi diritto in quanto destinati alla previdenza sociale e alla promozione culturale. 

In che modo gli operatori culturali possono influenzare le società di gestione ed esercitare il controllo?

Quattro delle cinque società di gestione sono delle cooperative, mentre la SWISSPERFORM è un’associazione. Dunque, gli organi supremi di queste società sono rispettivamente l’assemblea generale e l’assemblea dei delegati. L’autorizzazione alla gestione presuppone che la codecisione sia garantita. E non dimentichiamo la vigilanza istituzionalizzata esercitata dall’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale.

Perché le società di gestione pagano ai loro dirigenti degli stipendi da nababbo, peraltro a spese dei consumatori?

Le spese amministrative, tra le quali figurano anche i salari, sono sostenute esclusivamente dai membri. In pratica, dalla quota loro spettante viene trattenuta una percentuale utilizzata per coprire le spese. Gli stipendi della direzione vengono stabiliti di anno in anno dai comitati direttivi e sono strutturati in maniera assolutamente trasparente. L’assemblea generale ha due strumenti per dire la sua riguardo alla politica salariale: l’elezione del comitato direttivo e, in parte, l’approvazione del budget. Finora i membri delle società hanno sostenuto la politica salariale delle stesse. L’IPI può emanare delle direttive per imprimere eventualmente una svolta.

Come le casse malati e le banche, anche le società di gestione sottostanno alla vigilanza della Confederazione, tuttavia si tratta pur sempre di imprese private che devono rendere conto ai loro soci o membri. Quindi, sul mercato del lavoro i salari delle società di gestione sono equiparati a quelli delle imprese di diritto privato con un fatturato e un numero di dipendenti simile. I vertici delle società devono essere altamente qualificati per poter portare avanti i negoziati con gli utenti (mondo economico, media) e curare le relazioni internazionali.

Le società di gestione non devono fare altro che gestire un monopolio, non hanno bisogno di battere la concorrenza.

Non è vero. Le tariffe non sono stabilite dalle autorità come accade per le Poste o in alcuni Paesi limitrofi, ma devono essere negoziate con le associazioni a tutela degli utenti ed essere sottoposte all’approvazione della Commissione arbitrale federale. Le società di gestione cercano di favorire il più possibile i propri membri. Le associazioni degli utenti, dal canto loro, fanno altrettanto spingendo nella direzione diametralmente opposta. Queste trattative sono molto dure e non di rado una delle parti presenta ricorso al Tribunale federale. Di solito, entrambe sono costrette a fare concessioni. Se i membri non sono soddisfatti della loro società, possono nominare altri a rappresentarli negli organi societari o possono affidare l’esercizio dei loro diritti a un’altra società in Europa. 

L’apparato delle società di gestione è gonfiato. Perché, ad esempio nella ProLitteris, un franco su cinque va all’amministrazione invece che agli autori?

Le spese amministrative variano da società a società e sono esclusivamente a carico degli autori. Possono variare dal 6% al 20%. Nel caso della ProLitteris sono relativamente alte perché l’incasso è molto dispendioso. Prendiamo ad esempio le tariffe per le fotocopie: a norma di legge, ogni anno si devono spedire qualcosa come 70'000 fatture e l’incasso deve essere sottoposto a vigilanza. A ciò si aggiungano tutti i nuovi utenti, ovvero quelle ditte che iniziano la loro attività a periodo tariffario iniziato. Poiché non tutte sono disposte a pagare l’indennità dovuta per legge, purtroppo a volte bisogna ricorrere ai solleciti e ai procedimenti giudiziari. Ciò nonostante, negli ultimi anni la ProLitteris è riuscita a ridurre costantemente le spese amministrative. 

Se i membri non sono soddisfatti delle spese portate in detrazione, possono revocare alla società la rappresentanza dei loro diritti. Ogni società quindi mira a contenere la trattenuta per le spese amministrative. Ma nella piccola Svizzera le spese amministrative non possono essere ridotte più di tanto. Finora il tentativo di adottare misure volte a rendere più efficiente l’incasso è sempre fallito sul piano politico.

Quanto costa tutto questo e chi paga?

Le spese amministrative variano da società a società in base al diritto interessato e oscillano dal 6% circa al 20% del ricavato. Più alte sono le spese d’incasso, maggiori sono anche le spese amministrative. Queste ultime vengono detratte prima di procedere alla ripartizione dei proventi tra gli aventi diritto e quindi sono a carico degli aventi diritto stessi. 

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«SUISA, fate un ottimo lavoro. Continuate così. Restiamo con voi, vi rimaniamo fedeli fintanto che ci versate la grana.»